L’accesso a internet come diritto sociale. Ecco perché è necessario

Il diritto di accesso a Internet non regola il web; garantisce la possibilità di tutti di accedervi. Non è una regola tecnica sul funzionamento di Internet ma una regola giuridica, o sociale, affinché tutti abbiano la stessa possibilità di usufruire dei vantaggi delle società digitali ed esserne parte

Pubblicato il 29 Mar 2017 su AgendaDigitale.eu

Guido D’Ippolito

L’avvento di Internet e dell’ICT ha numerosi riflessi sulla vita delle persone e delle società. Ci troviamo, oggi, in un periodo di transizione tra il tradizionale modus vivendi e quello dell’imminente società digitale.

Gli studi e le analisi di quest’ultima sono ormai numerosi. Tuttavia non si può non analizzare anche qual è il presupposto dell’utilizzo di ogni tecnologia digitale o di social innovation.

La domanda da cui partire è cos’è Internet per le persone, per i cittadini. Non certo un intreccio di cavi e nodi quanto piuttosto un nuovo luogo, una nuova dimensione della vita umana. Internet è stato tradizionalmente definito un mezzo di comunicazione di massa. E ciò è vero nel senso che certamente Internet espande il diritto cardine delle democrazie: la libertà di espressione.

Ma questo è solo uno degli aspetti del vasto ecosistema di Internet. Su Internet ci associamo, studiamo, giochiamo, svolgiamo attività d’impresa, entriamo in contatto con la Pubblica Amministrazione, acquistiamo beni e servizi.

Dunque, Internet non espande solo la libertà di espressione ma anche ogni altro diritto. Questo perché Internet non è solo uno strumento comunicativo ma un luogo dove esercitare ogni diritto, al punto da poter affermare oggi che viviamo anche su Internet. Né vi è più differenza tra reale e virtuale, semmai si può distinguere tra realtà materiale e immateriale. Questo nuovo luogo di esercizio dei diritti è conosciuto come Cyberspazio.

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